giovedì 17 marzo 2011

Megaquake connection: i grandi terremoti sono collegati?

Ho tradotto un articolo drammaticamente attuale pubblicato ieri su New Scientist che cerca di far luce su una cosa che in molti si stanno chiedendo dopo il terribile sisma in Giappone.

C'è qualche possibilità che i devastanti terremoti degli ultimi anni (Sumatra nel 2004, magnitudo 9,1; Cile nel 2010, magnitudo 8,8; e ora il Giappone, magnitudo 9,0) siano in qualche modo collegati tra loro?

Catherine Brahic ha esaminato le prove per New Scientist ...
Alle 14:46 locali di venerdì scorso il Giappone ha tremato come mai prima. Lo spaventoso terremoto di magnitudine 9.0 ha trascinato Honshu, l'isola più grande dell'arcipelago nipponico, 2.5 metri più vicino agli Stati Uniti e ha dato un colpetto all'asse di rotazione terrestre spostandolo di 16 centimetri [ 16 centimetri su 40.000 chilometri, n.d.t. ]. Nell'epicentro, 130 km al largo della costa giapponese, la placca tettonica del Pacifico ha sbandato a ovest e uno tsunami alto 10 metri è partito alla volta della città di Sendai e della regione circostante.

È difficile esagerare la devastazione causata da questi eventi. Si stima che i morti possano superare i 10.000. Una delle poche consolazioni è che sismi di magnitudo 8.5 o superiore sono rari: il terremoto di Sendai è uno dei 10 più violenti degli ultimi 100 anni.

Ord. Località Data magnitudo
Valdivia, Cile 22/5/1960 9,5
Prince William Sound, Alaska 28/3/1964 9,2
Sumatra, Indonesia 26/12/2004 9,1
Sendai, Giappone 11/3/2011 9,0
Kamchatka, Russia 4/11/1952 9,0
Bio-bio, Cile 27/2/2010 8,8
largo costa Ecuador 31/1/1906 8,8
Isole Rat, Alaska 2/4/1965 8,7
Sumatra, Indonesia 28/3/2005 8,6
10º Assam, Tibet 15/8/1950 8,6

Ma tre di questi - il terremoto di Sumatra del dicembre 2004, il terremoto del Cile del febbraio 2010 e ora quello di Sendai - si sono verificati in poco più di sei anni. Ciò pone di fronte a una spaventosa possibilità: che ci sia un collegamento tra questi mega-terremoti e che, di conseguenza, un altro possa colpire.

La maggior parte dei geologi dice che il numero di megaterremoti è troppo piccolo perché se ne possa trarre una casistica statisticamente significativa per indicare una connessione. «Avrete tante risposte diverse da persone diverse, ma chi vorrà essere convincente dovrà affidarsi a una qualche statistica che inevitabilmente sarà basata su numeri piccoli», dice Ross Stein della USGC (US Geological Survey, Istituto di Studi Geologici degli Stati Uniti) di Menlo Park, California «e con questi non si va da nessuna parte».

Alcuni, tuttavia, sentono che debba esserci un collegamento tra i recenti eventi.

«Quello che è chiaro è che nei 6,2 anni dal 2004 ci sono stati più grandi terremoti nel mondo che in qualunque altro periodo di 6,2 anni nei 110 anni di storia delle registrazioni sismiche», dice Thorne Lay alla University of California di Santa Cruz (UCSC). La sua collega Emily Brodsky va oltre: «il recente picco di terremoti di magnitudo 8 o superiore potrebbero essere una sequenza amplificata di scosse di assestamento del terremoto di Sumatra nel 2004».

Se dimostrare un effetto domino è una sfida, Lay propone un meccanismo geologico che potrebbe collegare alcuni forti sismi che si verificano a distanza di diversi mesi. Cita le doppiette, coppie di terremoti simili per potenza che si verificano nella stessa faglia o in faglie confinanti a distanza di mesi l'uno dall'altro. Nel novembre del 2006 un terremoto di magnitudo 8,3 scosse le isole Curili nel nord del Giappone, quando la placca del Pacifico premette sotto di loro. Due mesi dopo, nel gennaio 2007, le isole sentirono la forza di un secondo grande terremoto, questa volta un evento di magnitudo 8,1. Quando la placca del Pacifico scattò sotto quelle isole nel primo di questi terremoti lasciò la crosta oceanica in tensione. Il sisma di gennaio fu il risultato di una nuova frattura che permise alla placca di stirarsi e assottigliarsi per compensare (Nature, vol 451, p 561; e diagramma).

"Doppiette" come questa mostrerebbero come grandi terremoti a mesi di distanza e su faglie separate potrebbero essere connessi da un solido meccanismo geologico. Non provano però che questo possa valere per eventi separati da periodi più lunghi o distanze maggiori.

Lay afferma che per dimostrare questo si dovrebbe provare, per esempio, che in una regione colpita da un grande terremoto fosse stata registrata un'attività sismica insolita, e magari anche qualche piccolo sisma, durante un precedente grande terremoto da qualche altra parte sul pianeta. Questo potrebbe suggerire che l'evento precedente abbia destabilizzato una faglia, di fatto caricandola.

Come esempio, Lay cita il terremoto di magnitudo 7,9 dello Sichuan in Cina nel maggio 2008. «Il terremoto del 2004 in Sumatra ha aumentato la sismicità di quell'area quando è stata attraversata dalle onde d'urto», dice. «Il sisma del 2008 è stata una grande scossa di assestamento o un evento completamente indipendente?».

Il problema è che i grandi terremoti generano onde tettoniche che si increspano in giro per la superficie del pianeta e innescano terremoti minori in faglie distanti; così l'accresciuta attività in Cina potrebbe difficilmente essere considerata una sorpresa. «Quando c'è un terremoto, diciamo un 6,2 o superiore, non c'è granello di sabbia sul pianeta che non si muova al ritmo della musica di questo evento», dice Stein.

Forse il più grosso ostacolo per provare che i grandi terremoti possono innescarne altri su scala globale è la statistica. Per scoprire se i terremoti sono davvero raggruppabili in modo non casuale, Tom Parsons, anche lui della USGS di Menlo Park, e Aaron Velasco della University of Texas di El Paso, hanno macinato qualche numero. Hanno compensato la rarità dei mega-terremoti allargando la loro analisi agli eventi di magnitudo 7 o superiore. I due hanno poi cercato una correlazione statistica tra questi e sismi di magnitudo maggiore o uguale a 5 in giro per il mondo.

Dopo aver analizzato un catalogo di 30 anni di eventi, non hanno trovato una significativa evidenza che i grandi terremoti inneschino regolarmente attività a distanze di 1000 km o più.

Le discussioni sugli sciami di mega-terremoti continueranno in tono minore. Sfortunatamente per la gente in Giappone, è noto al di la di ogni ragionevole dubbio che i grandi terremoti generino sciami locali: le scosse di assestamento sono comuni dopo un grande terremoto e a volte possono essere tanto potenti quanto la scossa primaria.

«Siamo in presenza di uno di questi sciami sismici proprio ora, ed è centrato in Giappone», dice Stein. «In Giappone c'è il rischio di altri grandi terremoti sulla scia di quello della settimana scorsa. Su questo dovremmo essere d'accordo».



Approfondimenti:

2 commenti:

  1. scusa,anche a costo di sembrare persecutorio nei suoi confronti, ma riguardo la tragedia del Giappone volevo segnalarti l'ennesima dichiarazione di De mattei:

    http://internetepolitica.blogosfere.it/2011/03/roberto-de-mattei-dimissioni-dal-cnr-5mila-su-facebook-e-un-appello-per-la-scienza.html

    Magari potresti eventualmente aderire o segnalarlo

    RispondiElimina
  2. Quello si è bevuto il cervello.

    Link cliccabile:

    http://internetepolitica.blogosfere.it/2011/03/roberto-de-mattei-dimissioni-dal-cnr-5mila-su-facebook-e-un-appello-per-la-scienza.html

    Link alle dichiarazioni di De Mattei

    Eggià... Dio ha purificato... Che ne sappiamo noi miseri mortali dei suoi disegni? Spero solo che quelle dichiarazioni non siano vere...

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