venerdì 1 ottobre 2010

Logiche a confronto

I romani dicevano che «onus probandi incumbit ei qui dicit, non ei qui negat» cioè che l'onere della prova è a carico di chi afferma qualche cosa (e non di chi la nega). A corollario si può aggiungere che «quod gratis asseritur, gratis negatur», ossia ciò che viene affermato senza argomentare può essere negato senza argomentare.

Si tratta di un principio basilare sia per il diritto che per il pensiero razionale e come tale dovrebbe essere scontato ma spesso non lo è.

Ho ripreso una simpatica vignetta trovata in un gruppo di discussione. Eccola qui:

9 commenti:

  1. Ciao Gabriele, è da un pò che ti leggo e devo dire che in buona parte sono d'accordo con tutto quello che dici!! L'umanità ha talmente tanto bisogno del divino che invece di cercarlo dentro di se, lo cerca fuori attaccandosi ad assurdità di ogni tipo, personalmente pur non identificandomi in nessuna religione credo molto in Dio, non certo quello che abbiamo disegnato a nostra immagine e somiglianza, rendendolo umano con tutti i nostri difetti... quello è un fumetto con cui chiesa, islam, ebraismo, induismo ecccccc....ormai campano da anni e chi ha abbandonato questi approcci mentali li ha sostituiti con la new age, l'ufologia... la cartomanzia ... ma questo perchè?
    Secondo me, perchè a prescindere da tutto non credo che l'uomo rinuncerà mai al suo desiderio del divino e penso che non lo farà perchè ad esso siamo profondamente legati come esseri coscienti, consapevoli di esistere.
    Non puoi paragonare l'aggregazione in preghiera alla tifoseria sportiva... basta vedere quello che succede negli stadi per rendersene conto.
    In passato la religione è servita anche per dettare le prime regole del vivere civile, poi ovviamente è degenerato tutto perchè l'uomo non sa gestire il potere... vabbè mi fermo qui! :)
    A presto
    Simonetta

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  2. Simonetta,

    grazie sia del commento che di leggere quello che scrivo. Tieni conto che diversi degli articoli di questo blog sono traduzioni di cose che ho trovato in giro e che mi sembravano interessanti. Traduco tutto quello che c'è nell'originale ma non è detto che io sia d'accordo con tutto, naturalmente.

    L'articolo cui fai riferimento è uno di quelli tradotti. Sono d'accordo con quello che dici, ma considera che l'accostamento della religione agli spettacoli sportivi va intesa in senso quantitativo e non qualitativo.

    Il tifoso va allo stadio spinto dalla passione per la sua squadra, inserito in una comunità di tifosi che la pensano come lui, comunità che si distingue e contrappone alle altre; allo stadio assiste a un rito collettivo dove soffre e gioisce, ecc.

    Tutto ciò può essere visto come un surrogato economico della religione. Penso che fosse questo il senso della provocazione dell'autore dell'articolo. D'altra parte anche i romani sapevano che "panem et circenses" era un meccanismo di controllo valido quanto la religione.

    Detto questo, lungi da me il voler paragonare le motivazioni di un tifoso di calcio con quelle di un credente o il voler mettere sullo stesso piano il cristiano fatto scannare dai leoni con cittadino che andava al colosseo a vedere il primo morire, ci mancherebbe,

    Mi raccomando, continua a leggermi!

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  3. hai messo su un bel blog, ricco di argomenti interessanti!!
    Sicuramente continuerò a leggerti!
    Alla prossima!!

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  4. Aggiungo solo una cosa perché il tuo commento lo merita davvero.

    Io sono agnostico e non so se un dio ci sia; ma credo che se ci fosse - come dici tu - non potrebbe essere il personaggio a nostra immagine e somiglianza che le religioni hanno creato. Penso che non potrebbe essere nemmeno un dio personale, che ci ha creati per giudicarci e non credo che potremmo nemmeno attribuirgli le nostre categorie di bene e di male.

    Penso che l'articolo identifichi correttamente quello che porta le persone a quello che tu chiami il desiderio del divino. Da una parte il bisogno di essere affrancati da paure e insicurezze; dall'altra i dubbi, le domande senza risposta; il bisogno di sapere, di capire.

    Ed è sensato pensare che man mano che le società moderne colmano questi bisogni, il desiderio di cui tu parli in qualche modo cali.

    Quello che secondo me l'articolo non coglie è che in realtà la scienza non riduce il bisogno di sapere: al contrario lo aumenta! E forse è per questo che il desiderio del divino, che poi è il desiderio di conoscerci nel profondo, non sparirà.

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  5. esatto!! Ovvero sono d'accordo con quello che dici, la scienza alimenta questo desiderio, sfata vecchi miti ma crea nuove domande!
    Ultimamente ho letto (hem... divorato) un paio di libri di Tiziano Terzani "un indovino mi disse" e "l'ultimo giro di giostra" , non so se lo conosci lui era un giornalista che ha passato tutta la sua vita in asia, molto curioso (come tutti i giornalisti) e con la capacità non solo di scrivere in modo meraviglioso ma anche di riportare i fatti per come gli si presentavano davanti! Un giornalista vero insomma... trovi delle sue interviste su youtube ... consiglio a tutti di leggere i suoi libri perchè secondo me è riuscito a cogliere benissimo l'aspetto tra l'uomo occidentale e scettico ed il divino! :)

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  6. errata corrige "un altro giro di giostra" non l'ultimo. sorry :D

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  7. Io ci metterei anche la logica del ciarlatano:

    Ciarlatano: Io je garantisco che posso guarì e malattie...

    Scienziato: Ok, facciamo un esperimento in condizioni di controllo: guarisca queste 10 persone dal raffreddore

    Ciarlatano: Esperimento?! Ma io c'ho 'nsacco de firmati su YuTubbe co' e testimonianze...

    Scienziato: (...si rotola per terra dalle risate...)

    Disclaimer: un ciarlatano che parla romano non significa che tutti i romani sono ciarlatani o che la maggior parte dei ciarlatani sono romani. E' un velato riferimento ad un noto ciarlatano...

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  8. Vero. Sono probabilmente i peggiori.

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  9. Perchè i guaritori Filippini che t'hanno fatto? ora sono un pò demodée ma per anni sono andati avanti a fegatini e sangue di pollo!! Poveri polli!! :)

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